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NENCINI: IN PIAZZA NAVONA SEPPELLITO IL
RISPETTO PER LE ISTITUZIONI
«Se qualcuno fosse stato animato da buone
intenzioni sarebbe dovuto scappare a gambe levate
dopo aver sentito Grillo, Travaglio, la Guzzanti e
alcuni dei loro padrini politici. Non è stato così e
gli ipocriti sono stati smascherati. Il rispetto per
le istituzioni e per il garante della nostra
Costituzione, una ''Carta'' per la quale una intera
generazione si è sacrificata, sono stati seppelliti
in Piazza Navona, insieme alla scelta politica
suicida di una alleanza elettorale che ha
riconsegnato il paese in mano a Berlusconi e
l'opposizione al reducismo girotondino.
Spero che ora ci sia il coraggio di cambiare».
Così il Segretario del partito a proposito degli
interventi, applauditi, di Grillo, Travaglio e
Guzzanti ieri in piazza Navona.
Riccardo
Nencini è il nuovo segretario del Partito socialista.
L'accordo sul nome del presidente del consiglio
regionale della Toscana è giunto ieri notte dopo che
Pia Locatelli, l'europarlamentare socialista che si
era candidata alla segreteria presentando la seconda
mozione congressuale, ha deciso di ritirarsi e di
lasciare via libera a Nencini. Al neo segretario
spetta ora, sulla scorta del consenso unanime
ottenuto al congresso di Montecatini Terme, di
rilanciare il partito escluso dal Parlamento alle
ultime elezioni e sceso ben oltre i suoi minimi
storici.
6/7/2008
Socialisti, la diaspora si può fermare
Politica A meno di un mese dal congresso,
Valdo Spini "lancia un sasso nello stagno". Perché
non utilizzare l'appuntamento elettorale dell'anno
prossimo per fare una lista comune di quanti, nel Pd,
in Sd e nel Ps, ancora si riconoscono nell'appartenza
al Pse? Un modo per aprire un dibattito, e
riconquistare spazio
A meno di mese dal congresso del
partito socialista, quello in cui si dovranno
affrontare, per la segreteria, il presidente del
Consiglio regionale della Toscana Riccardo Nencini e
l'eurodeputata Pia Locatelli, il dibattito
all'interno della formazione della Rosa europea,
sulle prospettive future, non si ferma. I socialisti
sono di fronte a un bivio: se dovesse prevalere,
all'assise di giugno, Nencini, si opterà per un
forte pressing sul Partito democratico per tentare
di fare quanto non è riuscito a Enrico Boselli:
l'alleanza. La linea della Locatelli, invece, è sul
modello dell'assemblea di Chianciano Terme, quello
che vuole e si muove per un soggetto liberale,
radicale, socialista e laico anche al di fuori dei
partiti già consolidati.
Valdo Spini, già tra i fondatori
di Sinistra democratica e poi confluito nel comitato
promotore del Partito socialista, ancora non si è
posizionato ufficialmente nella battaglia
congressuale, anche se parrebbe orientato a
sostenere Nencini (a cui, tra l'altro, darà il suo
appoggio Gavino Angius, che lasciò assieme a Spini
Sd per entrare nel gruppo fondatore del Ps). Proprio
nelle settimane in cui i delegati si preparano ad
eleggere un nuovo leader che tenterà di rianimare
una formazione sfiancata dalle ultime elezioni, l'ex
vicecapogruppo di Sd alla Camera prova, come dice
lui, a "lanciare un sasso nello stagno".
Intervenendo in un dibattito con il vicepresidente
democratico del Senato Vannino Chiti in un convegno
alle Caldine (provincia di Firenze) e chiarendo le
sue affermazioni ad "Aprileonline".
Il ragionamento delle Caldine
prende spunto dall'opinione che "il dopo elezioni,
dopo la vittoria politica di Berlusconi non può
essere caratterizzato, nella sinistra e, nel senso
più ampio nel centrosinistra, dalla continuazione
sic e simpliciter delle polemiche della campagna
elettorale. Dobbiamo fare, per quanto a ciascuno può
competere, di più e meglio". Quello che compete a
Valdo Spini è tentare di impedire che una diaspora
violenta annienti le singole esperienze del Pse in
Italia. L'anno prossimo ci sono le elezioni europee:
perché non fare una lista comune di quanti
aderiscono al Partito socialista europeo? Dice
Spini: "Oggi esiste nel gruppo socialista al
Parlamento Europeo una componente italiana a cui
appartengono parlamentari che militano oggi sia nel
Pd (sono quelli di provenienza Ds), che nel Partito
socialista, che in Sinistra democratica. L'anno
prossimo ci sono le elezioni europee. Che cosa
faranno questi parlamentari: si divideranno in varie
liste italiane? Oppure si può cominciare fino da ora
un'azione politica che non prescinda certo dalle
novità intervenute come la formazione del Partito
democratico, ma per quanto attiene all'Italia
agisca, per unire e non per dividere e, per quanto
attiene all'Europa, per non operare rotture di
continuità con la militanza socialista europea, ma
al contrario allargarla?".
I nomi "pesanti", delle tre
formazioni, nel Parlamento europeo già ci sono. Per
fare qualche esempio: Sinistra democratica ha il neo
coordinatore del movimento Claudio Fava e Pasqualina
Napoletano, il Pd il capo della delegazione italiana
Gianni Pittella, i socialisti la vicepresidente Pia
Locatelli. Spini, intanto, vuole mantenere intatto
questo patrimonio e questa appartenenza comune, poi
"vediamo che succede". Il Partito democratico, del
resto, ha in corso un dibattito sulla futura
collocazione in Europa. E' noto che una parte del Pd
fa capo ai socialisti europei, un'altra (l'ex
Margherita) ai liberali. Spini si domanda: "Cosa
faranno, l'anno prossimo, si presenteranno agli
elettori dicendo che un pezzo degli eletti va da una
parte e il secondo pezzo da un'altra?". E' noto che
si sta tentando, attraverso un apposito gruppo di
lavoro, di risolvere la questione, magari allargando
le basi del gruppo socialista e farvi trovare spazio
anche ai liberali - margheritini. Se, tuttavia,
dovesse prevalere l'opzione di chiusura e non si
riuscisse ad allargare il socialismo europeo anche
alle nuove leve democratiche, si aprirebbero nuovi
varchi. E la proposta di Spini, in sostanziale
accordo con la mozione di Nencini, vuole utilizzarli
per riaprire il discorso all'alleanza e ricominciare
ad intaccare la solitudine veltroniana. Lo stesso
ragionamento è rivolto a Sinistra democratica: "Che
fa Fava, vuole rifare la sinistra con
Rifondazione?". Spini è più interessato,
evidentemente, al tavolo di confronto che il neo
coordinatore di Sd ha aperto con Veltroni. Secondo
lui, le elezioni europee potrebbero essere
l'opportunità di aggiungere un posto a tavola.
Riservato al Partito socialista.
Andrea Scarchilli , 30 maggio
2008, www.aprileonline.info
Intervista a Bobo Craxi / “Tutto il mio impegno
per ridare vita ai socialisti”
Onorevole Craxi, L’Opinione ha aperto un
dibattito in vista del Congresso fondativo del 5 e 6
luglio prossimi, dopo l’insuccesso elettorale del 14
aprile. Mentre in Europa il Partito socialista e
quello socialdemocratico sono vivi e vegeti e
alternativamente sono al governo o all’opposizione,
pensa che in Italia ci siano le condizioni per il
rilancio della questione socialista e quindi la
ricostruzione del partito?
L’ipotesi di mantenere in vita in Italia una forza
politica dai caratteri socialisti e democratici è
stata sonoramente sconfessata dall’esito elettorale
di aprile. Possiamo discutere a lungo delle ragioni
e delle cause che hanno concorso a questo risultato,
tuttavia i fatti sono più eloquenti delle parole.
Abbiamo assunto, nel corso degli anni che hanno
seguito la scomparsa del Psi e dato vita alla
diaspora organizzativa ed elettorale dei socialisti
in Italia, l’impegno di ridare vita a questa forza
politica. E’ un impegno che dobbiamo mantenere
sapendo che esso si deve fondare su nuove basi e su
altrettanto nuovi e chiari presupposti.
Nel socialismo italiano è centrale la figura di
Bettino Craxi, cui spetta il merito di averlo
rilanciato in chiave di modernizzazione e di
governo. Come mai la Costituente prima, e poi il
vostro prossimo congresso non si sono posti il
problema di far ritornare in vita il logo Psi e
Garofano ai quali il leader socialista diede un
significato di rottura tra il passato massimalista e
il presente riformista?
Un rapporto quasi psicoanalitico ha segnato il
percorso dei socialisti post-Psi: tenere in vita
l’antica esperienza oppure consegnarla alla Storia o
addirittura, come alcuni hanno tentato di fare per
lungo tempo, rinnegarla pavidamente. Questo non ha
ritardato la ricostruzione socialista, l’ha
semplicemente resa quasi impossibile, giacché non vi
può essere futuro se non si prende ispirazione ed
insegnamento dalla storia. Si sono incaricati
purtroppo altri, forse più di noi, di riconsiderare
sul piano politico e storico l’operato e l’azione
dei socialisti sotto la guida di mio padre, Bettino
Craxi. Questo è un fatto che consente a noi, oggi
più che mai, di rivendicarne la continuità e
l’eredità politica e storica più di altri e di
innalzarne le insegne con coerenza e motivato
orgoglio. Il Partito socialista italiano è il più
antico dei partiti della democrazia del nostro paese
e come tale non può scomparire, così come il
Garofano rosso è il simbolo del mondo del lavoro in
tutto il globo e non si capisce per quale ragione
dovremmo vergognarci di riconoscerci in esso.
Secondo lei, il Partito democratico è collocato a
sinistra ed è di cultura riformista? Se sì, perché
allora non ha ancora deciso di fare il suo ingresso
nel Partito socialista europeo? Nel caso decidesse
di passare il guado, non avrebbe più senso che i due
partiti si unificassero, essendo entrambi parte del
Pse?
C’è un vizio d’origine che ha riguardato tutta la
vicenda della sinistra post-comunista che è uscita
indenne dalla catastrofe della prima repubblica.
Esso riguarda la sua incapacità e/o impossibilità di
aprire una stagione di profonda revisione critica
circa il rapporto che li ha visti opporsi in modo
pregiudiziale nei confronti dei socialdemocratici,
in Italia e nel mondo. Hanno oscillato considerando
l’esperienza italiana contrassegnata da un rapporto
diverso fra il più grande partito della sinistra di
tutto il dopoguerra e le socialdemocrazie italiane
ed europee, salvo ricercarne una copertura sul piano
politico europeo. Il Partito democratico accentua
questo distacco dal Pse, ma sarà costretto a
ricercare un terreno di convergenza ed intesa per il
futuro parlamento. Essi lo invocheranno senza porsi
il problema della frazione autenticamente socialista
che sopravvive in Italia, ne hanno ignorato le
ragioni nella recente campagna elettorale non
concedendo l’apparentamento; si guarderanno bene dal
farlo anche tra un anno, salvo ripensamenti di
leader politici che capiscano che il cuore della
questione del rilancio della sinistra in Italia
resta la questione socialista.
Dal dibattito in corso ci sembra che all’interno
del Partito socialista ci siano tre anime. La prima
che guarda verso il Partito democratico, la seconda
ai radicali e la terza alla sinistra cosiddetta
Arcobaleno. Non le sembra che per un partito che si
aggira intorno allo 0,98%, tre mozioni siano troppe
e troppe le componenti tra loro politicamente
alternative?
Potremmo sostenere che il pluralismo delle opzioni
politiche rappresenta un segno di vitalità. Esse,
nella situazione politica in cui ci troviamo,
rischiano tuttavia di generare confusione, e non
escludo che il dibattito congressuale genererà
quest’impressione. Tuttavia ai socialisti è
richiesto innanzitutto di continuare a far
sopravvivere le idee ed i valori che hanno
propugnato per oltre un secolo, e se questo è
l’obiettivo di fondo del nostro Congresso, la sua
vivacità potrà rappresentare uno stimolo per chi
osserva il deserto delle idee da cui siamo
circondati.
Come giudica questo governo Berlusconi-quater in
cui vi è una folta rappresentanza di ex socialisti?
Lo vorrebbero far passare come un governo riformista
ma non le sembra che sia, invece, più un governo di
stampo tecnocratico?
E’ presto per giudicare la vocazione riformista di
questo governo. Allo stato possiamo dire che si sta
muovendo sul terreno delle emergenze, dal far
scomparire l’immondizia da Napoli ad evitare di far
scomparire Emilio Fede dal tubo catodico. Si è
commentato da più parti che il governo è zeppo di
ex-socialisti, questo non significa affatto che esso
sia un governo dall’impronta socialdemocratica, le
prime mosse stanno ad indicare che vi è un indirizzo
di fondo autoritario e populista e questo è il
terreno sul quale una forza politica socialista e
democratica può e deve riorganizzare un confronto
politico serio ed un opposizione politica, anche
extraparlamentare, che ponga le basi per un nostro
rilancio.
Onorevole Craxi, secondo Lei, che è stato
sottosegretario di D’Alema alla Farnesina, la
prossima amministrazione americana di segno
repubblicano o democratico, riuscirà a trovare la
pace tra israeliani e palestinesi? Non Le sembra che
questo conflitto sia l’epicentro delle crisi anche
nelle altre regioni del Medio ed Estremo Oriente?
Mi sono andato convincendo che vi sono ragioni di
convenienza che sovrastano le reali volontà di
siglare un accordo di pace globale in Medio Oriente.
Le forze che spingono per una forma di conflitto
permanente in Palestina possono essere sconfitte
soltanto da un realistico piano di pace che preveda
una massiccia presenza internazionale nei prossimi
anni, di tipo economico, politico e militare, ed è
evidente che in questo quadro l’impegno della futura
amministrazione americana sarà notevole. Verrà
formulato un approccio sicuramente diverso rispetto
agli anni che abbiamo alle spalle, e la fragilità
del quadro generale suggerirà meno rigidità di fondo
e maggiore propensione al dialogo, con tutti. La
recente difficile ricomposizione del quadro libanese
spinge tutti gli interlocutori internazionali a
muoversi in questa direzione, quella del dialogo
politico al posto dell’azione di forza.
di
Giovanna Albertini su L'opinione del 30-05-2008
L’orgoglio socialista di Gianni De Michelis
Buongiorno Gianni De Michelis. Siamo a
Firenze, all’Hotel Michelangelo, per la
rifondazione socialista… la vogliamo chiamare
così?
«Più che per la rifondazione, per decidere
cosa fare dopo una terribile sconfitta, un
naufragio, che in un certo senso è stato
peggiore ancora di Mani Pulite».
Lei ha aspramente criticato la linea
eccessivamente laicista che ha individuato come
principale responsabile della debacle
elettorale.
«Non ho criticato il fatto di avere una linea
laica, anche se i toni di
Boselli sono stati troppo laicisti,
ma ho criticato che il messaggio contenesse solo
quello. In una campagna elettorale in cui già
eravamo in difficoltà per una legge elettorale
bastarda che rendeva evidente che la partita era
tra soli due giocatori e noi eravamo fuori,
il nostro messaggio non centrava le vere
preoccupazioni dei cittadini, ovvero la sicurezza
e la sicurezza economica, la pancia che non è
piena e il futuro che non c’è. Se non
si parla di questo, considerando che un Partito
Socialista per definizione è un partito del
lavoro e dovrebbe stare accanto ai ceti più
deboli, per forza non ci votano!».
Nel nuovo Parlamento, abbiamo solo nove esponenti
di chiara e limpida cultura laica, e oltre novecento
che invece hanno dimostrato più volte di essere
completamente schiacciati sui voleri del Vaticano.
«A dire il vero i nove, che sarebbero i
Radicali, sono i peggiori di tutti perché si
sono spiaccicati dentro il Partito
Democratico e anche quando hanno avuto l’occasione
non hanno scelto di distinguersi, e la buona
Bonino dopo aver detto che rifiutava le
questioni di organigrammi, siede a fare la
vicepresidente del Senato. Semmai, ci sono figure
laiche più nel Pdl che nel Pd. E tra l’altro,
come tutti hanno notato, Berlusconi ha
fatto un governo meno legato a forze di ispirazione
cattolica o addirittura clericale di quello
si poteva pensare».
Lei ha usato la parola distinguersi: se
c’è un problema comune allo schieramento
dell’ex Centro-Sinistra è riuscire a
distinguersi sui contenuti dal Partito
Democratico. Questo vale addirittura anche per
la Sinistra ex Arcobaleno.
«Su La Stampa di oggi (venerdì 16
maggio) c’è un articolo di Riccardo Barenghi, ex
direttore de Il Manifesto, dove spiega perché
è più bravo Tremonti di tutta quanta la
sinistra, massimalista e riformista, messa insieme».
E i Socialisti? Quali sono i punti in cui
si distanziano dal Pd
«Ma è il Pd che non si distingue su nulla da
Berlusconi. Ho visto Fassino fare a gara con Scajola
su chi era più realista sulla sicurezza. E la
sinistra massimalista non ha preso neanche un voto
per il semplice motivo che predica bene, dal
suo punto di vista, ma razzola malissimo:
continua a fare discorsi massimalisti ed estremisti
inutili, dopodiché è stata due anni in un governo la
cui politica non si è distinta di un virgola da
quella che avrebbe potuto fare il governo del
cosiddetto Centro-Destra. La realtà è che non
riusciamo a riportare la Politica al centro e
a creare, come in Europa, quella differenza che c’è
tra i partiti socialdemocratici e i partiti
conservatori. Dobbiamo dunque ammettere che l’Italia
è peculiare anche in questo: non ho mai visto
un tal numero di socialisti in un governo come in
quello che Berlusconi ha appena fatto. Ci sono molti
meno ex democristiani che ex socialisti negli eletti
che Berlusconi ha scelto. Mentre non ci sono
dall’altra parte: ci sono molti più cattolici che –
senza volerli offendere – possiamo definire
clericali nelle liste del Pd che nelle liste del
Pdl. Questa è la verità».
Concludendo: come vede il socialismo da
qui al prossimo futuro?
«Dovremo fare un congresso e interrogarci. Ma se non
partiamo dall’idea di capire le ragioni per le quali
siamo quasi scomparsi, per questi socialisti
non c’è futuro».
Scritto da Alteredo da
www.alteredo.org
venerdì 30 maggio 2008
Garofano
in bilico tra il “rinnovarsi o perire”
Partito Socialista, dopo Boselli adesso ci prova
Mancini
Clima teso, musi lunghi. L’atmosfera che ha
regnato sulla giornata precongressuale socialista,
tenutasi a Roma sabato 17, non era delle più
promettenti. Però nel microcosmo socialista l’evento
c’era: chiamati in causa dai giovani della Fgs,
quasi tutti i maggiorenti che rimangono nel Ps dopo
lo schianto del 13 e 14 aprile si riunivano per la
prima volta intorno a un tavolo del Grand Hotel
Palatino, a Roma. La campana, diciamolo subito, è
suonata a morto: il Partito Socialista è sulla via
della liquidazione, con i conti in profondo rosso,
il personale senza stipendio e la rete delle sezioni
locali in disfacimento. Con lo 0,97 %, al Ps non
sono andati seggi in Parlamento né i rimborsi
elettorali. Il segretario Enrico Boselli è
irrevocabilmente dimissionario insieme con tutto il
gruppo dirigente della Costituente e tutto il corpo
del partito, pure articolato in settantacinque mila
iscritti, fluttua anarchicamente senza meta.
“Rinnovarsi o perire” è lo sconsolato titolo della
mozione congressuale dei più ottimisti, che sono
appunto i giovani di Francesco Mosca. “Non dobbiamo
rinunciare a tenere unita l’identità socialista, che
è una specificità a se stante”, ha detto.
Purtroppo i numeri, in politica, contano, e
l’assemblea nazionale di cui diamo conto, per quanto
solenne e ben organizzata, non ha enumerato più di
cinquanta partecipanti. Tra questi numerosi i
boselliani, tra i quali diversi parlamentari uscenti
del gruppo storico dello Sdi. I rappresentanti degli
studenti socialisti. Ma anche una parte di quello
che fu il Nuovo Psi, con i giovani della componente
del Garofano e Mauro Del Bue al tavolo della
presidenza. “Un errore quello di rinunciare alla
formazione di un partito unitario con i radicali”,
ha ribadito Del Bue. “Era la nostra prospettiva
naturale, dovevamo fare della Rosa nel Pugno una
forza organica, capace di crescere e di radicarsi, e
di diventare terzo polo liberal socialista”. Ma
impietosamente quello slogan, “Rinnovarsi o perire”,
sovrasta la sala mentre parla l’ultimo segretario
del Nuovo Psi, a lungo parlamentare. E l’idea del
rinnovarsi non va nella direzione della nostalgia.
“Con questa situazione non si va da nessuna parte”,
ha tagliato corto Emanuele Macaluso, che di
quest’area è ormai padre nobile e indiscusso. “Non
abbiamo mezzi, strumenti e uomini per ipotizzare di
mettere insieme un partito; quel che possiamo fare è
semmai organizzarci e fare pressione, promuovere una
fondazione, una rete di associazioni, ma non un
partito.
Già era ridicolo parlare di partito dell’1 e mezzo
per cento, con lo zero virgola siamo oltre il
ridicolo. Dobbiamo fare cose serie, da persone
serie, e denunciare - conclude Macaluso - l’assenza
di un’area laica dentro il Pd”. Applausi. Ma è a
tutti chiaro che così si applaude all’inabissamento
di una storia ultrasecolare. Assenti, all’assemblea
nazionale, la candidata segretaria Pia Locatelli,
europarlamentare, ed assente l’altro candidato, più
abile nelle tessiture organicistiche, Riccardo
Nencini. Tutti e due provenienti dall’alveo Sdi più
vicino a Boselli, si sono dichiarati ormai guerra
aperta, con il beneplacito del vero candidato, che
si scalda i muscoli in panchina, paziente, memore
dell’adagio sui due litiganti. Bobo Craxi ha fatto
sapere di non essere disponibile per ereditare una
seconda volta le cattive sorti del partito che fu di
suo padre. Roberto Villetti si limita a constatare
che “tutta la segreteria, in segno di discontinuità,
è irrevocabilmente dimissionaria”. Gianni De
Michelis rimane dietro le quinte. Gavino Angius e
Lanfranco Turci non sono candidabili. E così, tra le
indisponibilità di qualcuno e il fuggi fuggi dei
più, è la linea di Valdo Spini a prevalere. “Ci sono
tre opzioni possibili, per la nuova guida che deve
dare un segno di svolta: una personalità con
esperienza nelle istituzioni; un giovane che rinnovi
anche l’immagine del partito; un politico che, in
questo marasma, abbia ottenuto un buon successo
elettorale locale”.
In quest’ottica è emersa, o meglio, emergerà nei
prossimi giorni, la figura del successore di Enrico
Boselli. Sarà Giacomo Mancini, figlio dell’omonimo
segretario socialista, già parlamentare esperto,
molto giovane, con un risultato elettorale nella sua
Calabria superiore a qualsiasi altra realtà.
L’appuntamento per la sua elezione è al 20, 21 e 22
giugno per il congresso nazionale. Il suo compito
sarà quello di trasformare una nebulosa allo sbando
in una formazione capace di gettare di nuovo un
ponte verso l’Europa, alle prossime elezioni, e da
quel punto in poi di ricostruirsi intorno ad un
soggetto lib/lab autonomo rispetto ai due poli. Una
impresa titanica. “No, impossibile”, replica ancora
Macaluso.
di Aldo Torchiaro -
L'Opinione del 20 maggio 2008
Europee, il Pd vuole
cambiare la legge elettorale
Grillini: no allo sbarramento, creo
un comitato di salvaguardia
"No" allo sbarramento per le elezioni
europee del 2009. Franco Grillini lancia la sua proposta. "Ho
intenzione di creare un Comitato per la salvaguardia della
democrazia partecipativa e pluralista", annuncia oggi a Bologna, a
margine di una conferenza stampa nella sede del Comune. Avrà base a
Bologna e sarà "contro la dittatura del bipartitismo - spiega
Grillini - in Parlamento vogliono mettere lo sbarramento al 5% sia
per le europee sia per le amministrative. Una cosa assurda per
questo lancio un appello a tutte le forze della sinistra" perché
appoggino il progetto.
venerdì 16 maggio 2008
Ripartire dall'unità
Ugo Intini, ex viceministro degli
Esteri, ha deciso di chiamarsi fuori dall'elezione
del gruppo dirigente socialista che si svolgerà nel
congresso dei prossimi 20, 21 e 22 giugno. Uno
sguardo, con "Aprileonline", sulla prossima assise e
sul futuro del Ps.
Che congresso sarà, con
quali priorità, secondo lei?
Io non avrò più ruoli dirigenti nel
partito, ed è giusto che dopo una sconfitta
elettorale così disastrosa se ne traggano le
conseguenze. Purtroppo al momento delle elezioni
siamo stati presi in mezzo in guado, il voto c'è
stato quando il nuovo partito non si era ancora
formalmente costituito. Il Congresso si farà dopo le
elezioni, se si fosse fatto prima forse l'impatto
sarebbe stato diverso. Lo scopo dell'assise, a
questo punto, è consolidare questa unità costituita
da tutte le anime che erano divise e non lo sono
più. Parlo dello Sdi, di De Michelis, di Bobo Craxi
e di quell'area ex Ds che non ha partecipato né alla
costituzione del Partito democratico né è approdata
a Sinistra democratica, come Gavino Angius e Valdo
Spini.
Dunque, c'è stata la
riunificazione. Ma quale deve essere il collante,
l'idea guida che continui a tenere insieme così
tante numerose esperienze?
L'idea guida deve essere quella di
costituire un partito che faccia capo alla famiglia
del socialismo europeo, con tutto quello che ciò
comporta a livello programmatico. Un soggetto che
attualmente manca nella politica italiana.
Ci sarà battaglia sul
nome del futuro segretario. In queste ore si fanno
tanti nomi, c'è tempo fino a mercoledì per
depositare le mozioni. Al di là dell'esito della
conta, come dovrebbe muoversi, secondo lei, il nuovo
leader?
Ci vuole un gruppo dirigente, e non mi
riferisco al solo segretario, che riesca - anche se
mi rendo conto che è difficile - a dare nello stesso
tempo un segnale di rinnovamento senza scadere nel
nuovismo, che è stato l'errore principale fatto dal
Partito democratico.
Sono state avanzate
perplessità sulla strategia seguita sinora, sul
tanto insistere sul tema della laicità. E' stato un
errore?
La laicità è uno dei grandi temi delle
società contemporanee. Si avverte una spinta
fondamentalista non solo nel mondo islamico, ma
anche in quelli cattolico ed ebraico. La laicità,
del resto, è uno dei punti fondamentali del profilo
del Partito socialista europeo.
Laicità, dunque. Quali
altre parole d'ordine?
Non ci vuole un grande sforzo, tutto
sommato. Il programma ce l'abbiamo già bello che
pronto, ed è quello che sta mettendo a punto il Pse
in vista delle elezioni del 2009. Non credo che da
un contesto "arretrato" come il nostro possano
venire spinte ulteriori.
Il partito socialista
dovrà anche guardarsi attorno. Ci sono soggetti con
cui cominciare a impostare un percorso di
collaborazione?
E' necessario mantenere un occhio al
futuro, bisogna saper immaginare un rinnovamento
della politica italiana. Difficile che il congresso
riesca a farlo, visto che attorno a noi tutto è in
movimento. Si deve guardare con attenzione a tutto
ciò che nella Sinistra arcobaleno non è comunista, e
a quella parte del Pd che non accetta l'impostazione
nuovista e per certi versi antipolitica. Si deve
guardare anche al centro: non è detto che la crisi
economica e sociale non si aggravi, e non diventi
necessaria una maggioranza provvisoria di larghe
intese.
Eppure, l'Italia è
l'unico paese dove la tradizione socialista non è
riuscita a farsi partito "a vocazione
maggioritaria". Alla destra è contrapposta
un'anomalia come il Partito democratico...
L'anomalia italiana è impressionante:
l'Italia è l'unico paese al mondo dove la tradizione
socialista è stata sconfitta, e quelle comunista e
fascista sono sopravvissute. Magari non sul piano
storico, ma sicuramente dal punto di vista delle
storie personali, visto che il personale politico
che è alla ribalta proviene da quei mondi. In
Italia, poi, ha avuto luogo una campagna di opinione
che ha imposto il bipolarismo, che dovrebbe nascere
dalla politica, spontaneamente. L'assurdo italiano
si è aggravato quando le stesse forze, politiche e
mediatiche, che avevano imposto il bipolarismo hanno
fatto lo stesso con il bipartitismo. I guasti li
vedremo presto, la politica dovrebbe essere lasciata
ai suoi percorsi, che nascono dai fatti.
Intervista di Andrea Scarchilli su
Aprile del 16 maggio 2008
Battilocchio: i socialisti non devono mollare
In
questi giorni il mondo socialista è ancora scosso per un risultato
elettorale che, senza dubbio, è andato ben al di sotto delle più
nere previsioni. E' evidente che il nostro messaggio non è stato in
grado di intercettare un elettorato che ha preferito scegliere tra i
due magmatici mega-partiti, i quali, attraverso una campagna
enfatica e forti di mezzi ben più grandi dei nostri, hanno
polarizzato il dibattito.
Non condivido la lettura di coloro che addossano tutte le colpe
della disfatta dei socialisti ad Enrico Boselli: un'analisi troppo
semplice e superficiale. Boselli ha portato avanti la linea dettata,
in maniera unanime, dal 'Comitato dei 18': una sfida all'insegna
della autonomia e della identità che la stragrande maggioranza degli
iscritti ha condiviso e salutato con soddisfazione. Era, nelle
condizioni date, l'unico modo per salvare la nostra dignità politica
e personale, e per rimandare al mittente le offerte di chi ci
invitava ad ammainare sommessamente le nostre bandiere.
Ma ora un periodo si è chiuso. E siamo qui a discutere se valga la
pena o no continuare la nostra rotta sul vascello socialista oppure
optare per navi più grandi, che di socialista finora hanno ben poco.
Io non ho dubbi: è necessario andare avanti!
La cosa positiva che ho riscontrato in questi giorni post-14 aprile,
è che siamo rimasti coesi: non ci sono state sul territorio fughe o
ammutinamenti ed i militanti del Partito sembrano intenzionati a
lavorare sodo per il rilancio. Ho parlato personalmente con
centinaia di socialisti di tutta Italia, che ci chiedono di non
mollare. Nella nostra storia, in molte occasioni, abbiamo subito
sonore sconfitte e sempre siamo riusciti a rialzarci, ritrovando le
ragioni di un impegno politico da socialisti.
Io sono pronto a partecipare con entusiasmo alla nuova fase di
durissimo lavoro che ci attende, ma mai come stavolta deve essere
chiaro l'ammonimento di uno dei nostri padri, Pietro Nenni:
"Rinnovarsi o perire".
E non mi riferisco solo alla classe dirigente.
I numeri ci dicono che purtroppo siamo un Partito che non è riuscito
a comunicare la propria proposta politica: il nostro messaggio è
apparso stanco e poco convincente. E ciò è dipeso oggettivamente
dalla difficoltà di essere 'vaso di coccio tra vasi di ferro', ma
anche dalla scelta dei temi. Io credo che per il futuro dovremo
rivedere profondamente la nostra agenda delle sfide e degli impegni
e riannodare, in maniera più esplicita, i contatti con alcuni filoni
del socialismo e del riformismo internazionale: in particolare con i
compagni laburisti inglesi e con la piattaforma politica del New
Labour, che si presenta oggi come l'avanguardia del socialismo
internazionale.
Un socialismo che punti su concetti-chiave antichi che oggi però
assumono nuovi risvolti e connotazioni. L'innovazione, il talento,
il merito, le pari opportunità, la solidarietà, la giustizia,
l'equità: sfide concrete, sulle quali costruire anche sull'esempio
dei nostri compagni europei altrettante ricette e proposte politiche
da presentare al Paese.
Siamo socialisti e tuttavia, come diceva una vecchia pubblicità,
"non basta la parola": dobbiamo declinare al futuro la parola
socialismo, attraverso una profonda rivisitazione della strategia e
dei contenuti. Ce la possiamo fare perché le nostre idee sono dotate
di quel pragmatismo che permette loro di adattarsi ai tempi ed alle
istanze che cambiano in maniera cosi rapida.
Ma bisogna fare in fretta. Abbiamo già iniziato una ricognizione
completa sul territorio per verificare chi è disposto, gettando il
cuore oltre l'ostacolo, a continuare il percorso: dovremo attivare
le procedure per congressi locali che vedano le nostre porte
spalancate e pronte ad accogliere tutti coloro che vorranno
rimboccarsi le maniche per questa nuova scommessa. Abbiamo alle
spalle uno tsunami, ma nel Congresso di giugno dovremo essere
necessariamente capaci di uscire uniti, compatti e carichi di
entusiasmo, consapevoli che, a destra come a sinistra, proveranno a
metterci i bastoni tra le ruote.
Il più grande leader socialista del Novecento, Bettino Craxi,
diceva: "Un vero rinnovamento significa, in ogni caso, idee nuove,
linguaggi nuovi, metodi nuovi, uomini nuovi".
Io sono sicuro che una svolta è possibile. Buon lavoro compagni!
Avanti!
Nigra: nonostante Veltroni segnali di grande vitalità
I
socialisti ci sono. Buoni i risultati delle amministrative
16/04/2008 - “Nonostante Veltroni i socialisti
non sono scomparsi” Lo afferma Alberto Nigra, responsabile della
Comunicazione del Partito socialista analizzando i dati delle
amministrative. In particolare alle provinciali c’è da segnalare il
6,5% di Foggia contro il 3,5 delle politiche; il 5,8 di Massa
Carrara contro il 2,3% e il 4,8 di Benevento contro l’1,2 %. Per
quanto riguarda i comuni, tra gli altri, segnaliamo il risultato di
Brescia, dove la lista del candidato sindaco Laura Castelletti ha
preso il 6,7% mentre alle politiche il risultato è stato solo dello
0, 54; di Pescara dove il Ps ha preso il 2,9% contro lo 0,8%; di
Pisa con il 3,9% contro l’1% delle politiche, di Asti con il 2,6
contro lo 0,5. Nei comuni superiori ai 15.000 abitanti c’è da
segnalare il caso eclatante di Casoria, dove il candidato sindaco
socialista Tommaso Casillo è andato al ballottaggio e il Ps ha preso
il 22,5% con oltre 10.000 voti contro il 2,82% delle politiche; di
Afragola con il 4,3 a fronte dello 0,86; di San Giovanni Rotondo
4,8% contro l’ 1,16; di Orbassano 7,4% contro l’1,8%; Ivrea 4,1%
contro l’1,5; di Ferentino 5,8 contro il 3,1; di Sant Elpido a Mare
3,2 contro 0,6. Sono risultati - prosegue l’esponente socialista -
che evidenziano il radicamento territoriale, la popolarità dei
nostri candidati, in presenza di una legge elettorale che consente
di esprimere le preferenze, la logica delle alleanze che premia le
forze coalizzate e non la scelta di parte esercitata dal Pd,
accompagnata dalla truffaldina campagna sul voto utile, rivelatosi
poi inutile, architettata da Veltroni, che ha ottenuto l’unico
risultato di far vincere clamorosamente Berlusconi. Il Congresso del
Partito socialista – conclude Nigra - dovrà riflettere con estrema
attenzione su questi risultati, valorizzarli nella formazione del
gruppo dirigente e ricostruire una presenza a partire da questo
segnale positivo”.
Il Ps naufraga insieme al prodismo da cui non ha saputo
prendere le distanze
Boselli e il flop annunciatodi Biagio Marzo
Che fare? Davanti a una sconfitta così vistosa e drammatica i
socialisti non dovranno arrendersi. A chi poi, non si sa. Di certo,
non è stato il destino cinico e baro a portare il Partito socialista
alla sconfitta. Alla luce dei fatti, piuttosto spetterà a loro
continuare l’attraversata nel deserto iniziata mesi or sono. Il
cantiere aperto per la costruzione del Partito socialista di rango
europeo con radici nel riformismo italiano non può essere chiuso. Il
socialismo italiano che ha segnato la storia del Novecento con le
sue lotte economiche, sociali, civili e culturali non può morire per
un risultato elettorale negativo. Non avrebbe senso che i socialisti
abbandonassero la scena mentre nel resto dell’Europa sono al centro
dei destini di popoli e stati. Al dunque Boselli si è dimesso dalla
guida del Partito socialista. Una carica che nessuno gli ha mai
conferito, essendo la situazione interna in regime di Costituente.
Ritenendosi il solo legittimato ad avere la “golden share”
socialista, ha fatto e disfatto, in solitudine, quello che ha
voluto. Ha agito come se lo Sdi fosse la Costituente, per cui il
Partito socialista non doveva essere altro che uno Sdi più largo e
con un gruppo dirigente scelto all’inizio della sua segreteria con
perdite in corso d’opera: Claudio Martelli prima e Claudio Signorile
e Ottaviano Del Turco in seguito, passati armi e bagagli al Pd.
Solo Roberto Villetti, uno della vecchia guardia, è stato l’ombra
lunga di Boselli, ha dettato i tempi politici ed ha condizionato la
formazione delle liste, arrivando a teorizzare una sorta di “pulizia
etnica” per la conservazione della razza Sdi. Il settarismo
lombardiano si è manifestato in lui, arrecando danni irreparabili
sul versante politico ed elettorale. Boselli non poteva non
dimettersi di fronte alla debacle elettorale e una conduzione
politica pazzesca che ha fatto subire al socialismo italiano una
mutazione genetica tale da fargli prendere le sembianze dei
Radicali. C’è da chiedersi perché la Rosa nel Pugno fu lasciata
appassire volutamente visto che il suo programma è stato
introiettato da Boselli. Da parte nostra, a Boselli riconosciamo
l’onore delle armi, sebbene la sua leadership abbia fatto errori
politici che abbiamo pagato amaramente. Prova ne sia che è stato un
crescendo rossiniano: dal varo della costituente alla scelta di
candidarsi alla premiership, dalla costituente delle idee alla
formazione delle liste elettorali, dalla proposta politica al
programma elettorale. Ma la colpa maggiore del bosellismo è essersi
troppo identificato con il prodismo. Mentre Walter Veltroni
decretava, diciamo così, la fine del governo Prodi, affermando di
andare alle elezioni in modo autonomo, il Partito socialista non ha
avuto la forza di uscire dalla maggioranza. Piaccia o no, il governo
Prodi era indifendibile, per questo chi è stato suo alleato leale,
come i socialisti, ha pagato il prezzo maggiore. Così come la
Sinistra arcobaleno è uscita dall’esperienza di governo con le ossa
rotte perché ha dovuto ingoiare i rospi di un governo impopolare. In
Parlamento non ci saranno i socialisti e nemmeno i comunisti.
Questi ultimi già da tempo avrebbero dovuto cambiare pelle, avendo
scelto di essere forza di governo. L’unica via che avrebbero dovuto
seguire era quella socialista, invece, hanno fatto di tutto per
restare comunisti. Avrebbero dovuto seguire la via del socialismo
anche gli ex Ds Mussi e Salvi, che fecero la scissione issando la
bandiera socialista ma subito dopo l’ammainarono, preferendo
scendere in campo con i compagni di “sventura” con a capo Bertinotti,
Diliberto e Pecoraio Scanio. Il quadro è una maionese impazzita, il
socialismo non si coagulerà senza buoni e freschi tuorli di uovo e
molto olio di gomito. Fuor di metafora, occorre un processo di
discontinuità, aprendo innanzitutto un confronto su tesi e ipotesi
di lavoro. Non c’è molto tempo di fronte, ma non possiamo
considerarci in ritirata come se fossimo alla ridotta di Piazza San
Lorenzo in Lucina. C’è tanta amarezza, ma tanta voglia di lottare.
L'0pinione del 16/04/2008
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